KENDO

Kendo è composto da due ideogrammi (ken spada – do via) il cui significato è, come è ovvio, Via della Spada.

 

E’ difficile parlare del kendo senza tener conto  della storia dell’antico e del moderno Giappone e di tutta una vastissima esperienza culturale che nel corso dei secoli è giunta sino a noi. Basti pensare che le prime attestazioni scritte riguardo l’uso della spada risalgono al VII secolo.
 

Fatto sta che dalla più antica testimonianza la spada diviene sempre centrale nell’arte della guerra nell’ottica giapponese, contribuendo allo sviluppo contemporaneo di scuole di scherma e di tecniche di forgiatura. La spada diviene arma letale e opera d’arte al tempo stesso.

Come è forse noto l’epoca Meiji fu una decisiva transizione per il popolo giapponese che si trovava di fronte ad

 

un bivio, tra tradizione e modernizzazione. Nonostante l’inarrestabile progresso industriale e tecnico –

 

scientifico, indispensabile per poter giocare una degna parte nelle vicende internazionali, lo spirito dei samurai

 

riesce comunque a sopravvivere grazie a  Nakayama Hakkudo.


 

“Si deve al maestro Nakayama Hakkudo (1873-1958) e alla sua cerchia - composta grazie a frequenti spostamenti del maestro in tutto il Giappone - se lo spirito samurai è sopravvissuto anche dopo la restaurazione Meji tra il 1866 ed il 1869, permettendo la rinascita di un nuovo interesse per il  kendo e per il budo (letteralmente, arte marziale ovvero militare) anche in un epoca concentrata sulla dovuto alla ricerca della “modernizzazione”, durante la quale era perciò scemato l’interesse verso le arti marziali. Nel 1899 venne pubblicato un volume in inglese sui concetti del bushido ( the Soul of Japan di Inazo Nitobe, 1899) un’antologia del pensiero e della filosofia  dei Samurai. La sua diffusione fu internazionale.”
(S.Verrina)
 

Come si è detto prima lo sviluppo della spada giapponese portò alla creazione di numerose scuole di scherma, tutte basate su una particolare interpretazione della spada, indicate in giapponese con il termine kenjutsu.

Durante il periodo Edo (XVI – XIX sec.), con gli shogun Tokugawa, cominciò inoltre a diffondersi l’uso della shinai e del bogu: la prima è la spada di bambù tuttora usata per la pratica del kendo ed pensata in modo tale che, unendo quattro stecche di bambù legate da pelle nell’impugnatura e nella punta, il colpo sferrato non causi danni all’avversario; stessa cosa per il bogu (armatura).

Questa riforma, se così si può dire, era inspirata dall’atmosfera di pace e tranquillità che in quel periodo dominava le terre nipponiche e mirava a rendere le arti marziali un percorso di formazione mentale e morale e non solo mera preparazione alla guerra, sotto l’influsso dei principi di buddismo e confucianesimo.

Il kendo moderno è il risultato finale di questo percorso che non avrà mai fine. Nel 1912 fu fondata la Dai Nippon Teikoku Kendo Kata, organismo che unificò gran parte delle scuole, realizzando un ‘opera che continua ad essere un retaggio pesante e fondamentale. 

Nel kendo si cerca di superare la guardia dell'avversario e colpire uno degli obbiettivi con una specifica energia e movimento (ki ken tai no ichi) che ne determinano l'efficacia.
L'attacco può: anticipare l'avversario, essere contemporaneo o di reazione; questo determina l'uso di una tecnica semplice oppure tecniche di parata o schivata e contrattacco. I punti che si possono colpire sono: la testa men (in modo verticale "shomen" o obliquo "yokomen"), la gola in affondo tsuki, i polsi kote o l'addome
do.

 

PERCHE' FARE KENDO?
di Stefano Verrina

 

E’ una domanda piuttosto comune alla quale tuttavia è difficoltoso rispondere in modo chiaro e conciso. I motivi per intraprendere questa disciplina variano infatti da persona a persona. Alcuni di questi motivi sono di ordine fisico, altri d'ordine morale e altri ancora derivano dalla spiritualità che si attribuisce alle arti marziali. Tuttavia, essere consci di tutti questi aspetti significa comprendere che essi sono intrecciati tutti insieme  e che non si può progredire se non li si considera e non li si sviluppa in sintonia. Questa è la peculiare caratteristica che fa del kendo un'arte estremamente interessante da esercitare.

La salute del corpo trae comunque giovamento dall’esercizio costante, come avviene per tutta l’attività motoria svolta con intelligenza

Il kendo si concentra in particolare su agilità e velocità. Per la salute fisica è altrettanto importante lo sviluppo sincronico di postura e atteggiamento.

La forza muscolare non ha un’importanza determinante - come in molte altre arti marzali - il che rende il kendo un'attività specialmente consigliata alle donne.

La capacità di concentrazione viene sviluppata dal kendo al più alto livello. La forza di concentrazione è particolarmente utile agli studenti, ma il kendo sviluppa anche l'abilità di concentrarsi sulle cose essenziali pur mantenendo una visione generale di circostanze e fatti.

Attraverso l'esercizio, viene aumentata la fiducia in se stessi e le capacità decisionali, così come il sapersi assumere la responsabilità delle proprie azioni. Il miglioramento dell’abilità si accompagna a un maggior senso di rispetto per gli anziani, gli insegnanti e i propri compagni.

L'attitudine alla sicurezza sviluppa infatti l'attenzione e buoni riflessi che si tramutano in decisioni rapide a fronte del pericolo, ma anche nella maturazione di un buon senso comunitario, nel senso della responsabilità e rispetto per se stessi e gli altri al fine di evitare danni a persone o cose.

Insomma, è questo allenamento fisico, mentale e psichico che rende il kendo particolarmente adatto a formare, temperare e rafforzare il carattere. In questa apparente semplicità è celato il segreto dell'autosviluppo che coincide con gli scopi del kendo: fondere assieme mente e corpo; coltivare uno spirito vigoroso;  migliorare sempre più nell'arte del kendo tramite un allenamento corretto e rigoroso; tenere in conto gentilezza e onore; aggregarsi agli altri con spirito sincero; perseguire per sempre la cura di se stessi. Tutto ciò conduce il praticante ad amare la propria patria e la società in cui vive, a contribuire allo sviluppo della cultura e a promuovere pace e prosperità fra i popoli.

Per riassumere, si può dunque enunciare il concetto di kendo, consistente nel disciplinare il carattere tramite l'applicazione dei principi della katana