E' necessario conoscere tutte le facce possibili del Giappone. Le Arti Marziali affascinano, certo, perchè si prestano facilmente alla nostra immaginazione. Ma se approfondirete di più il vostro viaggio, scoprirete il vero fascino che si cela sotto la superficie. Nella sezione Cultura potrete trovare bibliografie, filmografie, recensioni e articoli come input per approfondire le vostre conoscenze.
Ogni mese saranno disponibili 2 o più articoli su svariati argomenti. Ovviamente tutto intorno al Giappone.

a cura
di
le pagine di maggio: Hagakure e Kodo
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HAGAKURE La traduzione letterale suona, più o meno, all'ombra delle foglie (Kyūjitai: 葉隱; Shinjitai: 葉隠) o annotazioni su cose udite all'ombra delle foglie (Hagakure Kikigaki 葉隠聞書). Il testo, pubblicato nel 1906 ma scritto due secoli prima, contiene quella che Yamamoto Tsunemoto considerò la Saggezza del Samurai. L'Hagakure, l'antico codice del samurai, si fa portatore dei valori del Bushido, espressi attraverso l'essenzialità dell'aforisma. Brevi interventi, pagina dopo pagina, come piccoli tasselli a formare il mosaico a cui dovrebbe tendere l'anima di ogni guerriero. L'opera fu concepita dal samurai Tsunemoto dopo la morte del suo daimyo Nabeshima Mitsushige (1632-1700) del feudo di Saga. DiventaTo monaco buddista inizio a scrivere il codice con la collaborazione del suo aiutante Tashiro Tsuramoto. Sebbene l'autore avesse desiderato la distruzione di ogni manoscritto, l'opera, riscontrando un grosso successo, si diffuse e con la pubblicazione del 1906 esso divenne strumento primario del fervente militarismo giapponese. Yukio Mishima, celebre scrittore e drammaturgo famoso per il drammatico seppuku eseguito a 45 anni nel 1970, commentò i primi tre volumi nel 1967. Tema principale dell'Hagakure è la morte come annientamento dell'io, come aspetto della vita da accettare in quanto tale, senza discussione. Gli aforismi presenti trattano delle più svariate circostanze: etichetta, comportamento, forme. Da come ci si comporta in società e con la gente sino ai segreti più intimi e filosofici del bushido
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1,1 Sebbene ci
si aspetti che i samurai siano consapevoli del Bushido, sembra che
molti siano negligenti. Infatti, se venisse chiesto loro: "Qual è il
vero significato della Via del Samurai?", pochi sarebbero pronti a
rispondere con prontezza. 1,2 Ho scoperto che la Via del
samurai è la morte. 1, 147
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KODO' - FIGLI DEL TAMBURO
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Sbocciati nel 1981 al Festival di Berlino, i Kodò hanno da sempre esaltato e perfezionato l'arte del taiko, il tamburo tradizionale giapponese. E infatti il loro stesso nome è un tributo allo strumento: se da una parte il significato è "battito cardiaco, l'ancestrale principio ritmico dell'uomo, dall'altro esso vuole anche dire "figli dei tamburi."
I Kodò, infatti, non vivono nella logica di band, ma hanno fatto del taiko il fulcro della loro vita: in sostanza i grandiosi e impressionanti spettacoli che da anni ci offrono, non sono altro che una misera manifestazione del loro legame a questo strumento.
Aspetto riscontrabile in tutte le manifestazioni della cultura giapponese, essi vedono nel taiko la "via" da seguire, da cui deriva l'applicazione teorica e pratica nell'arte e una condotta di vita basata su certi canoni.
Questo principio aveva dato origine alla comunità dell'isola di Sado nel 1970: essa aveva come fulcro, come linfa vitale il taiko e l'arte tradizionale giapponese. Questò generò il gruppo musicale Ondekoza, guidato da Tagayasu Den. Dopo la sua decisione di abbandonare Sado, i membri rimanenti del gruppo fondarono i Kodò.Perciò è impossibile limitarli alla definizione di band, piuttosto si può parlare di una comunità che si occupa della salvaguardia, diffusione e interpretazione delle arti tradizionali giapponesi. E infatti Kodò è un vero e proprio progetto che coinvolge decine di persone, tra artisti, organizzatori, tecnici e studenti.
La loro totale dedizione verso l'arte ha fatto si che diventassero grandi maestri nell'uso del taiko in tutte le varie forme di percussione.
Protagonisti indiscussi della scena, i tamburi spesso vengono affiancati da altri strumenti tradizionali giapponesi, oppure da altri più moderni e dal linguaggio jazzistico, come il pianoforte o la tromba.Il percussionista di taiko però non è un semplice musicista: guardando i Kodò dal vivo, si nota subuto una fusione tra strumento, ritmo e uomo. L'intensità e il grande sforzo fisico sono una componente evidente di quest'arte, che quindi necessita di grandi allenamenti del corpo e della mente.
TAIKO - LE ORIGINI
"Secoli fa, quando ancora l'uomo non era padrone delle arti del fuoco, della terra e dell'acqua, il dio Susanowo-no-Mikoto, disprezzando la Creazione, decise di sconvolgere la Terra con il suo potere. La sorella del dio dell'Uragano, Amaterasu Ohmilkami, dea del Sole, si spaventò di fronte a tanta distruzione. Incapace di reagire, si chiuse in una caverna e la sigillò con una grande pietra, facendo cadere l'intero mondo nell'oscurità. Il Sole era, ed è tutt'ora, fonte vitale per tutti gli esseri viventi, perciò l'assenza della dea sconvolse gli equilibri del Creato e del Cosmo, destando la preoccupazione di tutti gli altri dei. Nessuno sembrava in grado di convincere Amaterasu ad abbandonare il suo rifugio e riscaldare nuoavamente con i suoi raggi il mondo. La situazione sembrava precipitere, ance perché le forze del male, i demoni, potevano agire indisturbati nell'elemento a loro favorevole, le tenebre. L'umanità sembrava spacciata, ma una dea, vecchia e quasi priva di potere, decise di porre fine a questa vicenda, convinta di riuscire la dove tutti avevano fallito. Questo provocò lo scherno e la derisione da parte degli altri potenti dei. Indifferente, la vecchia Ame-no-Uzume-no-Mikoto cominciò a danzare davanti l'ingresso della grotta su una botte di sakè, producendo un ritmo incalzante e gioioso, che ammaliò gli altri dei che presero parte alle danze. Così la dea del sole incuriosita si affacciò all'uscio e vedendo questo clima di gioia decise che non vi era più ragione di nascondersi. E così il mondo riebbe la luce e l'umanita la musica taiko."
Il mito delle origini nasconde una interpretazione del suono e del ritmo, legata ad un'estasi della vita stessa. Il ritmo incessante, vibrante e penetrante che rimbomba nell'aria e nei cuori è una esaltazione della gioia di vivere La musica è di fatto l'unica manifestazione artistica conosciuta dagli uomini, le cui origini sono da riscontrare in natura. In particolare il ritmo è una delle caratteristiche di essa, tant'è che il nostro stesso cuore da un "senso" e un "ritmo" al nostro corpo.
Ascoltando i Kodò percepisci lo spirito della natura, del ritmo e dell'uomo, la forza di quello che oserei chiamare ki - taiko - tai. Allora senti ,in questo modo, il percussionista che si serve del taiko per parlare nel linguaggio della natura, comunicando tutti i suoi pensieri e gli stati d'animo.
In questo modo il taiko va oltre la terrena accezione di strumento, vestendosi di una valore mistico religioso, in quanto esso è capace di scuotere il Cielo, di arrivare nella dimora delle divinità (kami), oltre le nuvole.
"Non c'è niente di così semplice come il taiko. E poiché è così semplice, i sentimenti del suonatore si manifestano direttamente come suono. Suonare il taiko è porsi di fronte a se stessi[...]
Attraverso il taiko voglio sempre esprimere qualcosa situato nel profondo del mio animo, il mio se stesso reale piuttosto che solo il lato superficiale. [...] Voglio essere onesto di fronte al taiko"(Kaneko Ryûtarô, esecutore).
"Quando suono il taiko parlo con me stesso. Forse dovrei dire: parlo con il mio corpo. Entro nel suono che produco, mi mescolo con il suono e divento uno con esso. O mi ubriaco di suono. Ciò significa anche che divento uno con il pubblico. Sento che sono vivo ." (Fujimoto Yoshikazu, esecutore).
"Ciò che rende il nostro gruppo affascinante e differente da altre forme di spettacolo è che siamo dei sognatori e abbiamo un obiettivo molto più alto, anche se non siamo tecnicamente perfetti. Credo che questo sia il motivo per cui gli spettatori sono mossi dalla purezza del nostro sentimento quando vedono un nostro spettacolo sul palcoscenico"(Yamaguchi Motofumi, direttore artistico).
(citazioni tratte dal documentario Kodò, grazie a www.fujikai.it)
