07/03/2015 – Seminario di iaido con Renè Sensei

Un altro anno è passato e, come ormai da tradizione, il maestro Renè Van Amersfoort è venuto nuovamente a trovarci a Bologna per un interessante seminario di due giornate. La prima, dedicata allo iaido, si è tenuta presso il Palasport di Mezzolara di Budrio in una fredda ma splendida giornata di sole.

Nel corso della mattinata Renè sensei si è concentrato su alcuni aspetti fondamentali della pratica con particolare riferimento al taglio, alla postura ed all’utilizzo del corpo. La parola che gli abbiamo sentito pronunciare più spesso è senza dubbio stata “RELAX”. Mettiamo tutti troppa forza nel taglio e spesso crediamo di utilizzare bene il nostro corpo, ma il maestro ci ha spesso fatto perdere l’equilibrio con una piccola spinta dimostrandoci di sbagliare.

Il metodo di insegnamento di questo carismatico maestro ha un approccio molto fisico e, decisamente, molto efficace. Nel corso della giornata a molti dei presenti è stato chiesto di mettersi al centro ed eseguire delle tecniche che presentavano errori. Il maestro ha poi cercato di spiegare ad ogni singola persona come fare a correggere gli errori assicurandosi che avessero capito effettivamente il motivo dell’errore in sé e per sé, quasi sempre ricollegabile ad un errato utilizzo del corpo. A volte può essere frustrante non riuscire a mettere subito in pratica quello che ci viene spiegato, ma con l’aiuto di Renè molti dei praticanti sono riusciti a capire con il proprio corpo i loro errori dimostrando un immediato miglioramento nell’esecuzione della tecnica.

Penso che ognuno sia riuscito a portarsi a casa qualcosa su cui lavorare nei prossimi mesi di pratica.

A nome del Musokan Kendo Club ringrazio tutti quanti per la partecipazione e, ovviamente, Renè sensei per la passione e la pazienza con cui da tanti anni continua a seguirci nella pratica dello iaido.

Settiman

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08/03/2015 – A smooth conversation about jodo

Quello che segue è un resoconto dell’allenamento tenuto dal maestro Renè van Amersfoort a Bologna il 8 marzo 2015. Mi prendo la responsabilità dei concetti riportati e di eventuali errori che possa aver commesso nel riportare il pensiero del Maestro.

La lezione ha visto praticanti di differenti dojo (Bologna, Reggio Emilia, Padova, Torino, Ravenna e Roma). La classe era particolarmente eterogenea e formata sia da principianti alla loro prima lezione, sia da stagionati kodansha. Ciò ha reso la lezione interessante, in quanto il tema principale è stato il “Back to Basics”, ovvero la cura (il ritorno) ai fondamentali.

Per questa ragione René si è concentrato su alcuni Kihon ( Honte Uchi, Gyakute Uchi, Hikiotoshi Uchi, Kaeshi-Tsuki, Gyakute-tTsuki). Poi abbiamo studiato Kasumi e Midaridome. Infine, nell’ulima mezz’ora, abbiamo visto Shinshin, Kata di Chudan.

L’allenamento è andato molto bene e sono sicuro che tutti hanno avuto la possibilità di portare a casa qualcosa di nuovo nei propri studi, un’occasione di crescita. Non ho mai visto un allenamento tenuto da Renè Van Amersfoort che non avesse questo particolare caratteristica. René ha l’abilità di dare a tutti qualcosa su cui pensare, ogni volta.

Conoscere le radici

E’ cosa molto importante per i praticanti di ogni livello avere consapevolezza di che cosa stiamo praticando, dal punto vista storico e culturale. Sapere come si è sviluppato storicamente il Jodo. Conoscere la linea che da Shimizu Sensei ha portato il Jodo ad evolversi tramite Hiroi-Sensei, Yoneno-Sensei, Yano-Sensei, Ishido-Sensei, Shiiya-Sensei, Tsubaki-Sensei, Mori-Sensei e last but not least Vitalis-Sensei ). Questi aspetti ci permettono di praticare con una consapevolezza più profonda e dovrebbero essere visti come un patrimonio da conoscere, custodire e trasmettere.

Saho, Reho

All’eredità storica del Jodo si unisce il massimo rispetto per l’etichetta. Il Budo, di cui Kendo, Iaido e Jodo fanno parte, non finisce con la tecnica (waza). Essa è un mezzo attraverso cui miglioriamo noi stessi. Ma per arrivare a questo scopo è fondamentale rispettare saho e reho.
Ritorno alle basi e l’importanza di essere “umili”
Il rispetto di questi due primi punti ci porta a predisporci in maniera opportuna alla pratica, con spirito umile e autocritico. Eseguendo i kihon e i kata con grandi movimenti e kiai corretto, possiamo costantemente monitorare la correttezza dell’esecuzione e garantire integrità ai nostri fondamentali.
I fondamentali non vanno mai trascurati. La pratica non va mai trascurata.
Un Kodansha che trascura la pratica vedrà il proprio livello abbassarsi e inevitabilmente si abbasserà il livello dei propri allievi. L’allievo ha l’aspirazione a raggiungere il livello del suo Maestro, pertanto è responsabilità di quest’ultimo che il proprio livello sia sempre più alto così da garantire una crescita.
Essere umili significa anche immedesimarsi nelle difficoltà dei propri allievi e ricordare gli errori che commettevamo anche noi, i quali spesso erano gli stessi commessi dallo studente.
Con questo spirito potremo allora garantire una corretta e giusta trasmissione dell’insegnamento.

Considerazione

Considerare l’altro. Al di là della preparazione tecnica e della conoscenza dei Kata, la pratica del Jodo trova il suo motivo di esistere nella considerazione che abbiamo verso l’altro (Uchidachi) e di conseguenza verso ogni singola azione che andremo ad eseguire. Questa considerazione, conseguenza di una pratica concentrata, ci permette di stabilire un contatto con il nostro avversario. In questo modo facciamo sì che la routine del Kata diventa combattimento.

Calibrazione

Se c’è considerazione allora deve esserci anche calibrazione. Se durante una conversazione due persone parlano con tempi e toni di voce differenti (uno parla sottovoce, l’altro urla) la conversazione si rompe e non avviene uno scambio di informazioni. Lo stesso vale nell’esecuzione del Kata o dei Kihon.
Tra Shi-Jo e Uchidachi viè una conversazione attraverso la quale Shi-Jo segue i tempi di Uchidachi: in questo modo Shi-Jo può apprendere e lavorare positivamente.

Nessuna supposizione

Nessuna supposizione. La trappola del Kata è la sua routine. So cosa avverrà quindi inevitabilmente mi muovo meccanicamente. Ma se riesco ad attivare la Considerazione e la Calibrazione con l’altro, allora lo stesso Kata ogni volta sarà diverso. Anche se le azioni tecniche (waza) si ripetono, ogni atto sarà differente e unico. E’ questo in fondo lo Shinkenshobu.

Vincio

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